La costruzione della città fortezza di Terra del Sole

La costruzione della città fortezza di Terra del Sole
(Cesare Bazzoni, Quasar, n.11-12, 1994, Firenze) 

L'otto dicembre 1564, giorno dell'lmmacolata Concezione, nel territorio ultimo del Granducato di Toscana in Romagna, venne celebrato un’importante rituale liturgico  con lo scopo di accompagnare e benedire la fondazione della città fortezza di Terra del Sole: sarebbe sorta in un luogo che per natura pareva ostile ad un insediamento urbano (qui il fiume Montone creava frequenti alluvioni) e di difficile gestione amministrativa (qui vigeva la legge del banditismo).
schema della pianta della "Terra detta el Sole"
con le annotazioni di Giovanni Camerini
ASF, MdP; F.510B, c.1187
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Col favore della Provvidenza il nuovo insediamento urbano e militare, realizzato grazie alla volontà medicea, avrebbe portato l'ordine sociale e la rinnovata organizzazione delle risorse  di quel territorio. I preparativi per il rituale fervevano già dal 2 dicembre quando l'ingegnere Giovanni Camerini comunicava al Granduca: “e piacendo a Dio abiamo fatto disegnio ... alli otto di questo [mese] di fare la procissione solenne che [e] el giorno della concezione di Madonna e andare sul luogo coi farvi dire la messa cantata e benedire atorno tutto detto sito, e subito detta la messa mettere a ogni baruardo e cortine huomini con zappe e pale che segnino in terra detto sito intorno alle corde che si dia forma al tutto” (ASF, M.d.P., filza 510B, cc. 1043 e 1044).

Così un grande corteo processionale si diresse da Castrocaro al luogo designato per la fondazione: accompagnavano la cerimonia anche gli spari degli archibugi che commentavano gioiosamente l'avvenimento glorioso e di eccezionale spettacolarità che “certo fu cosa bella secondo l'oppenione del vulgo”.

Fu proprio durante la fondazione che accadde un avvenimento meteoroogico particolare il quale, riportato successivamente dall’Adriani e dall'Ammirato, diede adito ad una prima ipotesi etimologica del nome della città fortezza, ed avvolse la sua nascita in un aurea leggendaria.

Il fatto, realmente accaduto, fu narrato dal Provveditore Perini che ne fu diretto testimone: "et ne vedemmo dar segnio di allegrezza sino al tempo che il giorno avanti et quel dì medesimo fu nebbia grandissima et in quel punto che arrivammo in sul luogo si allegro il tempo et il sole ne dette il suo lume, quasi sin tanto che fu celebrata la messa et poi torno' la nabbia in suo essere".

L'evento è di straordinaria importanza per le implicazioni che porta con sé: se pure non può essere considerato una vera e propria teofania, il segno celeste lascia intendere la sacralità del luogo.

L'identificazione tra la figura di Cosimo I e le valenze simboliche del Sole, apparso durante la fondazione della nuova città, è scontata tanto più considerando che l'eliomortismo fu uno dei temi iconologici di massima importanza per il Granducato, soprattutto negli ultimi anni del governo cosimiano, quando il potere mediceo divenne assolutamente centralizzato.

È in questo periodo che il Sole fu adottato anche come stemma di Sasso di Simone: l'autorità solare del Principe trovava nelle sue città la completa autocelebrazione.

Per effettuare questo importante programma attraverso la costruzione di Terra del Sole, i Medici elaborarono con particolare cura personale lo studio del confine della Romagna granducale con quella pontificia.

La perlustrazine compiuta da Cosimo I e dal Principe Francesco avvenne, con ogni probabilità, alla fine dell’estate del 1564 e certo prima dell'ottobre di quell'anno. Durante il sopralluogo, che fino ad oggi era stato solo supposto, il Granduca ed il figlio Francesco I dovettero esplorare attentamente il sito per verificare la fattibilità di un primo progetto di città fortezza il cui disegno si trovava a Castrocaro già dal 15 agosto 1564: a questa data infatti Marcantonio Vittorini,  Capitano di Castrocaro, era in possesso di una pianta che "expecta li ordine per immortalarsi,  essendosi disegnata e fatta d'un Princepe tanto grande".

Non siamo a conoscenza delle peculiarità di questo disegno, ma è da supporre che sarebbe stato passibile di modifiche dato che il sito non era stato ancora esplorato dai Medici che nel frattempo, probabilmente, accolsero altri  suggerimenti e nuovi modelli di fortezza da confrontare poi in loco.

Subito dopo il viaggio nella Romagna Toscana i Medici convocarono Giovanni Camerini e Lorenzo Perini. L'uno in qualità di Ingegnere, l'altro come Provveditore, per discutere i termini dell'organizzazione della nuova fabbrica di Terra del Sole. Alla fine del novembre 1564 i due arrivarono a Castrocaro e subito il Camerini iniziò un'approfondita perlustrazione del sito destinato alla fabbrica e finalmente il 2 dicembre, secondo le indicazioni ricevute dal Granduca, disegnò la pianta della Terra detta di Sole", quotata e rilevante le particolarità del territorio.

Da quanto risulta dalla corrispondenza tra la fabbrica ed i Medici, si può formulare l'ipotesi che esistesse un riferimento per lo schema urbanistico dell'intera città dato che nell'assegnare alle Comunità il terreno per la realizzazione delle case che erano obbligate a edificare, l'ingegnere teneva conto di una precisa planimetria nella quale si figurava lo spazio per la piazza, per il Palazzo e per la chiesa.

Se esistevano spazi pensati appositamente per certi manufatti architettonici, la loro definizione avvenne solo nel corso del cantiere grazie a svariati suggerimenti progettuali rispondenti alle necessità della città in fieri. Tali elaborazioni provenivano da più fonti, da architetti ed ingegneri nonché dalle maestranze del cantiere stesso, quasi che la definizione esatta della città non fosse stata pensata a priori ma, al contrario, si delineasse secondo un criterio di intelligente flessibilità.

L'impostazione della fabbrica comunque si delineò subito come la naturale conseguenza ad un progetto unitario: i lavori potevano essere intrapresi in diverse parti e proseguire autonomamente senza che risultasse compromessa l'omogeneità delle opere murarie durante la realizzazione delle quali il controllo dell'ingegnere e dei Medici sarebbe stato costante. In questo modo lo sviluppo della costruzione sarebbe avvenuto contemporaneamente lungo tutto il perimetro con gli stessi ritmi e le stesse altezze.

Per le garanzie date dalla qualità geomorfologica del terreno e per la favorevole situazione di quota, Cosimo I impose l'inizio dei lavori di fondazione al baluardo "D", contrastando l'opinione del Camerini che avrebbe voluto fondare per primo il baluardo "C".

Fu proprio la natura del terreno che impose prima il rallentamento dei lavori di fondazione delle cortine e dei baluardi e poi anche problemi di stabilita delle strutture architettoniche già realizzate.

All'estate del 1568 però ormai era stato cinto tutto il perimetro della fortezza: era stata fondata "ogni cosa quanto alla prima scorza ... sino fondando delle case e la guardia tutta della porta".

Già dall'ottobre 1565 il Camerini si era occupato di “scompartire” i siti destinati alla costruzione delle case ma fu solo nell'ottobre 1567 che l’ingegnere trattò con la Magistratura dei Capitani di Parte sui vincoli costruttivi ed economici da rispettare. Il 16 gennaio 1568 finalmente il Camerini riuscì a mettere su carta il disegno di come si sarebbero dovute realizzare le case “sicondo l'animo mio - scriveva ringegnere - e secondo la spesa da farsi”.

Gli assegnamenti sui quali poteva contare la fabbrica di Terra del Sole erano quelli di circa 1100 soldi annui riscossi dalla tassa sul sale applicata ai popoli della Romagna fiorentina e quelli pari a 3500 soldi ricavati dai sovvenzionamenti deliberati per adeguare le fortificazioni di Arezzo; altri denari ancora, che erano stati prima destinati alle opere fortificatorie di Borgo San Sepolcro, di Cortona, della fortezza di Montecarlo e di quelle della Val di Nievole, erano ora a disposizione della nuova fabbrica. Per quanto riguarda la costruzione delle case previste entro le mura della città, l'onere venne distribuito esclusivamente tra le varie Comunità e Podesterie della Romagna Toscana .

Dunque ottenuta l'approvazione della Parte e dei Medici, con i disegni alla mano nel luglio 1568 furono fondate le prime abitazioni. Da allora alcuni muratori della fabbrica si occuparono esclusivamente della loro realizzazione; questo “sottocantiere” a sua volta fu diviso in altre piccole fabbriche dirette da capomastri che prestavano la loro opera a cottimo. La formula adottata permetteva una certa indipendenza nell'organizzazione del lavoro tra le varie parti del cantiere, ma non era la sola adottata. La progressione costante delle opere era assicurata dal reclutamento di uomini per mezzo delle comandate ordinate dalla Magistratura dei Capitani di Parte ed organizzate dal Provveditore. Al lavoro coatto si affiancava anche l'opera dei volontari i quali però non garantivano un impegno costante poiché si presentavano solo quando erano mossi dalla miseria e quando il lavoro dei campi non necessitava della loro braccia. Nei cantiere si trovavano anche i rei di delitti comuni la cui pena era stata commutata in un domicilio coatto a Terra del Sole, e, eccezionalmente, anche i soldati della Banda di Castrocaro potevano prestare servizio alla fabbrica.

Per la cernita dei collaboratori specializzati le preferenze indicate dal Camerini erano esplicite e valevano l'assunzione o la consulenza dei suoi protetti. Riguardo la scelta del “Sollecitatore”, per esempio, l'ingegnere aveva formulato una richiesta specifica per uno “pratico che fussi di costa [Firenze], e non di questo luogo [Castrocaro], perché il Provveditore n[e] [h]a messi certi di qui che non mi pare che oltre al non saper nulla, abbino mai voluto imparare”. Naturalmente il Camnerini si era già messo in contatto con l'uomo che rispondeva alle sue esigenze: "el nome di questo sollecitatore che io fo venire si chiama Bernardo Mostardini da San Gimignano el quale stette a Siena quando Ms. Giovan Batista de Medici fu Provveditore, e lui é quello che l'[h]a misso alle mani e mi dice ché persona sufficientissima, e così s'é fatto cassare dal Capitano Mastio da Cortona, che al presente sta seco a Radicofani, che fornisca per tutto questo mese d'ottobre e alli pochi di novembre sarà qui".

Al di là dell'importanza delle qualità del Mostardini, la sua candidatura all'incarico era stata favorita dal curriculum professionale e dalle referenze richieste dai Camerini, ma anche dalla sfiducia nutrita da questi nei confronti delle maestranze del luogo.

Non fu dunque un caso la scelta del toscano Mostardini, così come non fu una coincidenza che per il rivestimento della scarpa delle mura di Terra del Sole vennero chiamati esperti muratori di Cortona e, mentre il muro “rozzo” era stato eseguito da semplici “mastri e maestrelli”.  Anche per disporre la costruzione dei ripari del fiume Montone il Camerini volle utilizzare uomini che non fossero del luogo "[per]ché qui non c'é nessuno che si sia mai trovato affar ripari"; infine furono assunti a cottimo come scalpellini maestranze toscane guidate da Michele Gherardo da Settignano, perché, aveva notato l'ingegnere, “non ci essere di qua dall'Alpe scarpellini”.

V quasi un'i ce''-nta' dUe ç iota-ioni pr'Fessonah d& vari operatori che lavoravano alle dipendenze medicee: la loro presenza nelle varie fabbriche del Granducato era contesa e la richiesta incrementata non solo dalle specializzazioni possedute e cl-alle garanzie dei successi nei lavori già compiuti, ma anche ci-alla diffidenza verso le maestranze indigene ritenute meno competenti dato clic non conoscevano i tempi, le tecniche e l'organizzazione delle provate fabbriche granducali: questo valeva ancora di più per quell'appendice dello Stato mediceo, isolata da esso non solo in termini fisici dalla barriera montuosa degli Appennini, clic era la Romagna toscana.

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