Un archivio centro di ricerca - Adriano Prosperi

TERRA DEL SOLE: UN ARCHIVIO E UN CENTRO DI RICERCA
di Adriano Prosperi (tratto dall'Inventario dell'Archivio Storico di Terra del Sole)

L'Archivio di Terra del Sole ha finalmente, con questo volume, una chiave per accedere alle sue ricchezze.

Chi ancora non lo conosce potrà avere un'idea dei percorsi di ricerca che offre, chi aveva già avuto occasione di sfogliare qualcuna delle filze che vi sono conservate e di apprezzare in particolare la compattezza della serie degli atti criminali, potrà adesso risalire da quei parziali sondaggi al panorama complessivo, aiutato in questo dal saggio introduttivo di Elena Fasano Guarini.
Il crescente interesse degli studiosi di storia per le fonti criminali (...) Si deve infatti alle curiosità sempre più forti negli studi di storia nei confronti degli archivi criminali se ai grandi depositi documentari di questo tipo più o meno noti se ne vengono via via aggiungendo altri finora dimenticati o se si comincia a pensare che valga la pena riordinarli, inventariarli e aprirli alla consultazione.

Molte e diverse sono le molle che spingono in questa direzione: si va dall'interesse per i gruppi marginali a quello per le pratiche sociali devianti dalla norma, dalla storia giuridico-istituzionale dell'articolarsi del potere statale di controllo sulla società, attraverso l'assunzione tendenzialmente esclusiva dell'esercizio della violenza, fino alla storia delle classi subalterne, della loro cultura e mentalità, della loro "economia morale". Ma, sia che si faccia un uso diretto di queste fonti sia che se ne pratichi un uso trasversale, l'impegno che gli studiosi si attendono da chi ne ha i poteri e i mezzi è quello di conservare, restaurare, inventariare e mettere a disposizione le fonti: e questo è proprio ciò che è stato fatto a Terra del Sole. È stato fatto e soprattutto - per quanto è possibile prevedere il futuro - si farà anche altro: e di questo si deve fare almeno un breve cenno, perché è giusto che se ne abbia notizia e ci si rifletta sopra. trattandosi di cosa esemplare nel suo genere.
Insieme ai documenti cartacei, l'opera di recupero è stata estesa ad altre testimonianze del passato: in particolare, si è avviato il restauro delle antiche carceri e del patrimonio di scritture e di immagini che vi è stato lasciato dai carcerati nel corso dei secoli. Le carceri e l'intero sistema repressivo e punitivo fanno tutt'uno con l'antica fortezza: e, poiché la fortezza è a sua volta un sol corpo col centro abitato, si può dire che l'identità storica di Terra del Sole è segnata profondamente da quelle funzioni di amministrazione della giustizia registrate nelle scritture di verbali e di graffiti. Non solo i tanti "malfattori miserabili morti in carcere" (1) o che, comunque, in quel carcere vissero una dura esistenza, prostrati dal freddo e dalla fame, malamente soccorsi da un'avara carità nelle occorrenze di malattie, parti e altri bisoani _ come ha raccontato in una accurata ricerca don Enzo Donatini_ma anche oli abitanti di Terra del Sole e i viaggiatori che vi capitarono dovettero prendere atto di tal carattere fondamentale di una città certo poco ideale. Un carattere non eccezionale: le città di antico regime esibirono normalmente aspre e dure testimonianze del potere di far giustizia. Senza ricorrere al caso celebre delle gabbie di Munster in Westfalia coi resti degli anabattisti ivi
esibiti a terrorizzare possibili rivoltosi, si potrà citare quell'immagine di Francoforte sul Meno fissata nei ricordi di Goethe dai macabri esiti di una sentenza del primo '600: "Fra i resti antichi aveva attirato la mia attenzione fin dall'infanzia il teschio di un malfattore infisso sulla torre del ponte. che si era conservato malgrado gli assalti del tempo e delle intemperie fin dal 1616... Tutte le volte che si tornava da Sachsenhausen a Francoforte si aveva la torre davanti e il teschio spiccava subitamente" (2). A differenza di Francoforte e di tante altre città, la struttura urbanistica di Terra del Sole è rimasta sostanzialmente racchiusa all'intemo delle mura della fortezza e dominata dai simboli e dalle emergenze di quel potere di sorvegliare e punire che aveva nella forca e nel carcere gli strumenti fondamentali. Ecco allora che l'opera di conservazione. restauro, apertura agli studiosi e a chiunque è mosso da curiosità per il passato, f_nisce col toccare direttamente l'identità storica della cittadina: l'archivio, il carcere, la fortezza, l'intera struttura urbanistica di Terra del Sole costituiscono una sequenza in cui ogni anello si lega agli altri.
Riflettendo su questa identità fissatasi nel corso dei secoli. si è convenuto che l'opera di restauro e di apertura agli studiosi poteva andare oltre rispetto al pur ragguardevole obiettivo di tutelare le testimonianze del passato. La presenza congiunta di tanti documenti_da quelli vergati su carta a quelli graffiti sul muro, fino a quelli architettonici e urbanistici che rimandano tutti alle funzioni della giustizia penale, è sembrata circostanza tale da suggerire un passo ulteriore in direzione di un più esplicito e deciso invito all'indagine storica e alla riflessione scientifica sui meccanismi di quella giustizia. È così che si è cominciato a progettare la costituzione di un centro di documentazione e di studio sul carcere, la sua storia, le sue funzioni. Di questo progetto, il tempo dirà se avrà successo e se andrà oltre le iniziali buone intenzioni. Ma intanto lo si vuol proporre alla attenzione non solo di chi è interessato a quel tema di studio ma anche di chi si trova alle prese col problema di andare oltre il restauro delle testimonianze storiche, di trovare nella tradizione una traccia per inventare il nuovo.
I1 carcere, in modo particolare quello dell'età preindustriale. è un buon oggetto di studio per gli storici: nello stesso tempo, l'istituzione carceraria costituisce un problema cruciale per la sociétà contemporanea. Le indagini sul tema sono sempre più numerose e variamente orientate: da quando si è abbandonata la pia ottica del carcere come luogo di assistenza e di esercizio della carità_quello che era il punto di vista del vescovo modenese G.B. Scanaroli_per passare a progettarne struttura e funzioni alla fredda luce della ragione, la questione non ha più cessato di interessare legislatori, utopisti, urbanisti. Gli storici sono arrivati tardi, ma sembrano intenzionati a recuperare il tempo perduto.
Questa conversione alla storia ha avuto una prima fase nel tardo '800: numerose monografie dedicate allora alla storia dell'amministrazione della giustizia e alla ricostruzione delle modalità di funzionamento delle antiche carceri erano
ispirate da un diffuso ottimismo a radice positivistica sulla possibilita di misurare il progresso scientifico verso l'obiettivo di un perfetto adeguamento della pena al delitto. I1 tempo come misura obiettiva e universale rispondeva a tale esigenza' in una società che grazie alla rivoluzione industriale trovava in una razionalizzata istituzione carcerarai lo specchio negativo di se stessa. Non è pertanto casuale che le tensioni rivoluzionarie del primo '900 e la crisi di quella società modificassero anche le ipotesi dominanti in materia di funzione del carcere: fu all'interno della sociologia tedesca e, in particolare, degli ambienti della scuola di Francoforte che vennero formulate le tesi destinate a influenzare un rinnovato interesse per la storia del rapporto tra pena e struttura sociale. Insistendo eccessivamente sul rapporto genetico tra fabbrica e carcere, questa fase della ricerca storica fu limitata alla storia della prigione nell'età moderna e in particolare in Inghilterra, su cui aveva attirato l'attenzione lo studio di Rasche rielaborato da Kirchheimer. La fase più recente degli studi in materia è stata segnata, da un lato, dalla crisi diffusa delle istituzioni carcerarie e delle pene detentive che ha portato a riconsiderarne criticamente la lunga storia; dall'altro, dalle suggestioni e dagli studi di Michel Foucault. Sulle ipotesi e sui risultati di questa fase di studi il discorso rischierebbe di essere lungo e approssimativo. Vale la pena piuttosto di sottolineare che le domande relative al passato delle istituzioni carcerarie vengono formulate oggi da un fronte di studiosi che comprende discipline molto diverse storia politica e sociale, storia dell'architettura e dell'urbanistica, storia del diritto penale, per nominarne solo alcune delle principali.
Tuttavia, a fronte dell'ampiezza e della diffusione dell'interesse per questo genere di problemi va sottolineata la frammentazione disciplinare e la carenza di attrezzature e di occasioni di incontro. Un riassetto in corso è evidente nelle riviste scientifiche che si occupano della prigione e della sua storia: se un tempo erano esclusivamente riviste di storia del diritto, oggi tendono a essere riviste pluridisciplinari a prevalenza storica, nel senso che la dimensione che risulta dominante è quella della metodologia d'indagine storica ed erudita. Ma né l'ordinamento universitario degli studi né l'assetto delle biblioteche ha potuto finora rispecchiare pienamente questo nuovo orientamento, data la rigidezza delle istituzioni in cui si articola il mondo della ricerca.
In una situazione di questo tipo, una istituzione di ricerca sembra destinata a essere tanto più efficace quanto meglio riuscirà a coniugare le due esigenze principali: da un lato, l'informazione scientifica attraverso una biblioteca specializzata, dall'altro l'organizzazione di occasioni di incontro e di scambio tra studiosi a livello internazionale. Sembra anche opportuno che tutto questo prenda corpo in un luogo che possa simboleggiare efficacemente l'oggetto delle ricerche e che sia nello stesso tempo marginale rispetto ai grandi centri universitari e alle città più investite dai grandi flussi turistici. Per tutte queste ragioni, è parso quanto mai opportuno appoggiare la proposta. che era andata maturando per suo conto tra gli
studiosi di simili materie, alle iniziative avviate dal comune di Terra del Sole per restaurare le antiche carceri medicee. La concentrazione in un unico luogo di edifici che sono veri e propri documenti e di un archivio criminale di rara continuità e compattezza, nonché l'avvio di un progetto di restauro che richiederà necessariamente indagini storiche e opere di conservazione e di valorizzazione dedicate ai graffiti murari e alle strutture delle antiche prigioni, sembrano comporre la situazione più adatta per avviare la costruzione di una biblioteca specializzata e di un luogo d'incontro dedicati alla storia delle istituzioni carcerarie.
D'altra parte e su di un piano più generale è evidente che il carcere è sempre più un problema aperto: per gli storici, che hanno ormai abbandonato certe rappresentazioni riduttive dell'evoluzione attraverso i secoli dell'uso degli strumenti per "sorvegliare e punire", ma anche per chi è più direttamente impegnato nella progettazione e nell'uso delle norme penali. La crisi di quella che è stata giustamente definita 1' "utopia punitiva" (T. Padovani)_l'idea cioè della privazione della libertà come misura unica, razionale e perfettamente egualitaria di retribuzione della colpa ripropone oggi il problema del controllo sociale in forme nuove e inquietanti: alle pulsioni collettive, con le loro riproposte emotive di ricorso alla pena di morte e, in generale, a un uso terroristico ed esemplare della pena, si somma un profondo smarrimento della cultura scientifica in materia. Non è un caso che si sia costituito un raggruppamento di studiosi come il "Groupe européen de recherche sur les normativités" che raccoglie penalisti, sociologi e storici della società. Le partizioni tradizionali del mondo accademico e le divisioni ufficiali del lavoro intellettuale si rivelano degli ostacoli in un impegno di riflessione e di discussione di grande ampiezza. Lo stesso processo di costruzione di grandi unità sovrastatali, come quella europea, passa attraverso una rimeditazione complessiva di questi temi, senza di che ci troveremmo davanti ad un semplice quanto insoddisfacente coordinamento di polizie nazionali. Davanti a questi problemi aperti, si rendono sempre più necessari dei punti di riferimento nuovi per un lavoro di documentazione storica e di riflessione giuridica e sociologica.
La vocazione storica di un luogo come Terra del Sole è legata alle pratiche repressive e di controllo penale; la documentazione di questa storia vi è stata conservata in maniera eccezionalmente integra. L'opera di conservazione e restauro assunta consapevolmente dall'amministrazione comunale negli ultimi anni permetterà presumibilmente di rendere ancor meglio fruibile tale documentazione. Ci si è chiesti così se non era possibile andare oltre la pura conservazione, collegando alle carceri restaurate e all'archivio un centro culturale non soggetto alle divisioni disciplinari ancora sopravviventi nel mondo accademico e tuttavia ben collegato ai canali della ricerca internazionale sui temi del carcere e delle pratiche penali nel passato e nel presente della società italiana ed europea. Si è venuto progettando in tal modo un centro di documentazione in grado di funzionare sia come
luogo di raccolta di informazioni e di strumenti di lavoro scientifico sia come punto d'incontro tra quanti, nei più diversi settori della ricerca, si interessano a questo genere di problemi. I1 futuro ci dirà non tanto se il progetto aveva senso, ma soprattutto se le energie impiegate sono state all'altezza del compito.
Note
(1) Enzo Donatini, La città ideale forte -a della Romagnafiorentina, Ravenna, 1979, p. 210.
(2) J.W. Goethe, Dichtung und WWahrheit B.IV (trad. it. di Emma Sola, in Goethe, Opere, a cura di Lavinia Mazzucchetti, I, Firenze, 1944, p. 714).  


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