La spedizione di monte Sassone

Quante storie nella storia 2010-2011

Introduciamo la classe 3^ B che ci presenterà appunto la Rivolta del monte Sassone.

La spedizione di monte Sassone

Classe III B scuola secondaria di primo grado “Dante Alighieri”
anno scolastico 2010 - 2011 Prof. Montanari Roberta

F. G.: Salve a tutti, cittadini castrocaresi, vi vogliamo raccontare un fatto accaduto esattamente 121 anni fa: la spedizione armata del monte Sassone.
Era il 1890 e qui nel nostro territorio si verificò questo evento veramente eccezionale! Seguite con attenzione la vicenda, che vi racconteranno, con un bel salto indietro nel tempo, i diretti protagonisti. Buon ascolto!
C. T.: Buon giorno! Mi chiamo Luigi Mengozzi di Paolo e Lucia Bertini, sono nato a Castrocaro il 13 settembre 1863 e sono stato un ardente mazziniano.
Mi ero fissato nell’idea che un moto rivoluzionario in Romagna avrebbe spinto il resto dell’Italia ad una sommossa generale per abbattere il governo monarchico.
I miei molti viaggi a Lugo, Cesena e in altre località della bassa Romagna miravano a fare dei proseliti per un’azione armata e nello stesso tempo a spiegare la necessità della rivolta.
A Lugo più che altrove trovai terreno fertile e un amico fedele, Sante Montanari, detto Cascio, negoziante di mobili e letti di ferro che assecondò il mio piano.
P. G.: Eccomi qui! Sono Sante Montanari e ho sentito che stavate parlando di me.
A quei tempi i repubblicani facevano tanti convegni: a Genova, a Firenze, a Bologna, a Forlì, a Ravenna e per ogni dove, ma il risultato era sempre lo stesso: tante chiacchiere, buoni proponimenti sul convegno successivo e poi tutto finiva lì, senza arrivare a qualcosa di concreto.
Io mi sentivo mortificato.
Pensavo: o siamo veramente rivoluzionari e allora bisognerà pure organizzare qualcosa o vogliamo far finta di esserlo, ma allora recitiamo solo una commedia!
Così ho deciso di passare all’azione!

P. M.: Occorrevano però soldi per questa azione, soprattutto per comprare fucili e munizioni.
Io e il presidente Caroli Giovanni, detto Bevi, di Castrocaro, firmammo una cambiale di ben 2000 lire e nel maggio del 1890, una sera, una trentina di Wetterly modello 1870, senza serbatoio o caricatore, fecero il loro ingresso nel nostro paese di Castrocaro, sopra una biroccia carica di legna e furono per il momento scaricati nel forno di via Borgo Piano, gestito allora da un certo Camillo Giovannini, anche lui mazziniano.
C. S. (entra a braccetto di un’altra popolana, B.A): Ho sentito fare il nome di mio marito, il povero Camillo, pace all’anima sua! A me non andava mica tanto bene che tutti quei fucili stessero nel nostro forno.
Per fortuna dopo alcuni giorni, di notte, arrivò il Mengozzi e portò tutto nel podere detto “il campo”, di proprietà di suo padre. Mise armi e munizioni in una cassa e la nascose ben bene.
Quando venne a prenderli tirai un sospiro di sollievo … io non ne volevo sapere niente di quelle diavolerie!
B. A.: Anch’io ne ho sentito tanto parlare dal mio povero marito.
Mi ha sempre detto che era stato deciso dal Mengozzi che la spedizione a mano armata avesse il suo inizio nella notte di sabato 16 agosto, che è il giorno della fiera di merci e bestiame di San Rocco.
Mi ricordo che quel pomeriggio precedente erano arrivati due carrozzoni e una diligenza provenienti da Lugo che portavano i rivoltosi, i quali scesero non molto lontano dal paese ed entrarono a Castrocaro a piccoli gruppi mescolandosi con gli altri forestieri che erano arrivati per la fiera.
Ma quel fatto che accadde proprio quel giorno mandò a monte tutto!
C. K. (entra zoppicando) insieme a Filippo: Sì, sono stato io a mandare tutto a monte!
Proprio quel giorno quel furfante di Luigi Pantoli mi rubò ancora una volta la legna.
Una volta avevo sopportato, la seconda volta pure, ma la terza … mi è salito proprio il sangue la cervello! Lo trovai in paese e lo presi a bastonate!
Ma proprio di lì passava suo fratello: Domenico Pantoli e corse a difenderlo insieme ad altri amici.
Ci fu una mega rissa e accorsero due carabinieri in servizio.

G. E.: Io sono uno di quei carabinieri e sono intervenuto per riportare l’ordine!
G. F.: Insomma… decidemmo di aspettare un momento di maggiore calma e ci demmo appuntamento per la notte di domenica 17.
Alle nove di sera, armati a tutto punto, c’incamminammo per la salita per giungere al posto destinato.
La sete, come tutti sanno, è la peggiore nemica degli affaticati che marciano e, lungo la salita dei monti fummo costretti a fare ben due fermate, chiedendo ospitalità a generosi abitanti del luogo, che con tanta cortesia ci accolsero, sebbene più che stupiti a vedere a quell’ ora insolita una numerosa schiera di armati!
Solo dopo molta insistenza ci fecero pagare il conto delle bevande! Ma molti di noi non erano certo troppo abituati all’alpinismo e poco dopo ci dovemmo fermare di nuovo.
Entra in scena D. L.: Sì, non eravamo certo dei gran marciatori…soprattutto in montagna!
Poi a un certo punto…mentre eravamo tutti tranquillamente seduti, si sente un rumore fortissimo, un colpo di carabina! Scattammo tutti in piedi come molle, credevamo fosse successo chissà che cosa…invece era stato quel disgraziato del Moretto, il meccanico di Forlì, che scherzando con troppa confidenza con il grilletto della carabina che gli era stata affidata, ne aveva fatto partire un colpo.
Ci ha fatto prendere una paura…Poi continuammo il cammino, saltammo diversi ruscelli d’acqua, che non so come potessero trovarsi in quelle alture. La mia guida, che io cercavo continuamente era un certo Antonio, che io chiamavo Tugnì, il quale mi si era tanto affezionato!
Entra in scena I. S.: Qualcuno ha parlato di Tugnì? Il mio Antonio!
E’ morto poco dopo di tubercolosi! E’ stato un grande uomo e ha creduto così tanto in questa spedizione sul monte Sassone!
Purtroppo le cose non sono andate come lui sperava…
Entra in scena S. V.: Oh Maria (e prende a braccetto Sabiha, che ricambia il saluto) anche tu qui … Anche il mio povero Umberto tanto mi ha parlato di quella spedizione, soprattutto del momento in cui tutto il gruppo arrivò nel cuore della notte davanti a una casa padronale, abitata dal signor Zauli con la sua famiglia.
In brevissimo tempo – mi ha sempre detto – la casa si è illuminata, la famiglia tutta in piedi e, aperta la porta, i 40 armati entrarono nella sala da pranzo.
Fu offerto a tutti pane, prosciutto e vino in abbondanza e non voleva assolutamente nulla in cambio … solo dopo molte insistenza accettò il denaro che gli era stato offerto … che uomo generoso!
I. S.: Sì anche Tugnì me ne ha parlato con grande ammirazione, come anche del Magrone…(e le due donne si allontanano a braccetto).

Entra in scena M. Matteo: Ho sentito fare il nome del Magrone … mio padre Antonio!
E’ sempre stato un uomo di cuore e non ha mai rifiutato l’aiuto a quanti si rivolgevano a lui …
Fu proprio lui ad indicare al Mengozzi un sotterraneo poco al di sotto della vetta del monte Sassone, di lì strisciando carponi si arrivava ad una stanza quadrata.
Qui furono sistemati i fucili, le cartucce e anche due bandiere rosse.
Dopo questa rivolta ebbe anche delle noie con le autorità politiche, ma non si è mai pentito del suo gesto.
Qualcuno tentò anche di corromperlo offrendogli addirittura 5000 lire, ma non gli ripetè la vile offerta la seconda volta …
Entra in scena M. Massimo: Anch’io ho partecipato alla spedizione. All’alba del 18 agosto, tutta la banda si diresse sul Monte Sassone che è in territorio modiglianese a 419 metri di altezza.
Da lassù si scorgeva anche Castrocaro.
Il Mengozzi era il nostro capo e per farsi distinguere portava in capo un berretto rosso.
Decise di disporre attorno al monte le sentinelle per dare l’allarme, nel caso di un eventuale avvicinarsi di truppe per impedire a chiunque di salire per i sentieri che portavano al nostro accampamento.
Tutta la giornata del lunedì 18 trascorse comunque senza alcuna novità, né senza movimento da parte nostra … restammo lì.
Entra G. F.: Ciao Paolo (e dà una pacca sulla spalla a Massimo)
Massimo: Ciao Gaetano, che piacere ritrovarti!
G. F.: Ho sentito che raccontavi a questi giovani la spedizione del monte Sassone … ti ricordi quanto Mengozzi contasse sui rinforzi da Forlì … ma non arrivò nessuno … e lui era sempre più furibondo!
Finché non decise di mandare due lettere a due autorevoli uomini di Forlì, convinti repubblicani – Andrea Morgagni e Livio Quartaroli.
Nelle lettere lamentava che da Forlì non fossero venuti dei rivoluzionari repubblicani e che i capi non avessero fatto quello che gli avevano promesso.
Conosco bene questa parte della storia perché fui incaricato io in persona di portare le missive, insieme al mio amico Raffaele Valmaggi … Raffaele vieni qui anche tu a raccontare un po’ della storia!
Entra P. D.: Sì, portammo quelle lettere a Forlì. Ho poi saputo successivamente che il Prefetto di Forlì aveva spedito al Governo un dettagliato rapporto di quanto succedeva sul monte Sassone.
Francesco Crispi, allora Presidente del Consiglio, trovò il fatto più che trascurabile e da non destare alcuna preoccupazione.
Passò la pratica al suo sottosegretario, l’onorevole Alessandro Fortis, che come sappiamo era forlivese, dicendogli in pratica «Cerca di far mettere giudizio a quei tuoi amici romagnoli».
Fortis a questo punto parlò con Quartaroli, il convinto repubblicano a cui il Mengozzi aveva mandato una delle due lettere e gli fece capire che era meglio troncare la rivolta degli insort i… e lui obbedì.
G.F.: Sapete cosa mi disse appena ebbe letto la lettera?
«Se lassù vi sono 42 matti, noi non abbiamo né soldi, né soldati…vengano a casa!»
Ma non riuscimmo a tornare lassù per portare la risposta e Mengozzi non ne seppe nulla …
EntraL. S.: Io posso raccontarvi un altro pezzo della storia … Livio Quartaroli intanto non stava con le mani in mano, perché gli premeva di assecondare l’onorevole Fortis.
Pensò così di inviare al monte Sassone alcune persone influenti del partito repubblicano forlivese, e fra queste mio marito, Garibaldo Ravaioli, che essendo mancante di una gamba fu costretto a cavalcare un asino.
Doveva persuadere il Mengozzi e il Montanari a desistere dal loro intento.
Andò a dire agli insorti che se la loro sosta sul monte Sassone si fosse prolungata, il Governo avrebbe spedito contro gli armati la cavalleria e la fanteria, con un inutile spargimento di sangue.
Aggiunse anche che la Romagna si mostrava calma, che era stato scelto male il momento della rivolta e che nessun aiuto potevano aspettarsi dai forlivesi, tanto più che l’atto veniva disapprovato anche dai maggiori esponenti del partito repubblicano!

C. M.: Io ero uno dei 42 … quando arrivò Garibaldo e disse quelle parole, il Mengozzi lì per lì disse a voce alta per farsi udire bene da ognuno di noi «Se vi è qualcuno che voglia ritirarsi e andare a casa, lo faccia pure, ma io resto qui fermo!»
B. G.: Io sono Anna, la moglie di uno degli insorti, Ludovico … Quanto ero preoccupata in quei giorni!
In tutta Castrocaro le famiglie che avevano figli o mariti nella spedizione stavano in grande ansia! Avevamo tanta paura per i nostri cari!
N. R.: Io sono Rutilio Mini, a quei tempi ero capo mastro muratore.
In quei giorni così concitati si pensò di mandare sul monte Sassone il castrocarese Domenico Fiorentini, persona molto seria e influente, per convincere il Mengozzi a non proseguire nel suo gesto e di tornare a casa. Io ero suo amico e decisi di accompagnarlo.
Arrivammo il mercoledì 19 agosto e riuscimmo a convincere Sante e Luigi a terminare la rivolta, anche per il fatto che non avrebbero ricevuto né uomini, né soccorsi, quindi il tentativo poteva ritenersi fallito. C. T.: Sì, purtroppo dovetti arrendermi, ma non persi la speranza … dissi agli uomini «Ci riproveremo in un’occasione più favorevole», poi li incitai a tornare a casa.
Quelli di Lugo e Cotignola, accompagnati da Sante, se ne tornarono nel ravennate.
A. A.: Io ero uno degli uomini di Lugo.
Nel partire lasciammo le armi e le munizioni disperse nei campi, tanto che fu necessario mandare due contadini a prenderle e a metterle al sicuro.
Noi ce ne tornammo a casa molto tristi, perché credevamo veramente in questa impresa!
Entrano ora insieme, per la conclusione, H., P., V., M., S., L. B.H:
Così è finita la rivolta del monte Sassone.
C. P.: Il governo di Crispi su questo fatto audace di alcuni rivoluzionari romagnoli aveva imposto a tutte le autorità la “consegna di russare”.
Le autorità che tutto sapevano, avevano l’ordine di far finta di niente.
La stampa accennò fugacemente e con ironia a questa sommossa. Il giornale romano “Il Rugantino” si sbizzarrì a fare una caricatura di Garibaldo Ravaioli a cavallo.
C. V.: Non dovevano esserci conseguenze per i reduci, né subito, né dopo.
Si doveva far finta che non fosse successo nulla.
Però la polizia di Castrocaro volle colpire lo stesso Luigi Mengozzi, il capo della rivolta, per ribellione alla forza pubblica, proprio lui che aveva fatto da paciere nella rissa davanti al bar contro i carabinieri.
F. M.: le armi dal 1890 al 1896 stettero depositate sotto il Sassone.
Ogni tanto qualcuno andava ad ungerle e a pulirle.
Questa missione era affidata a Tassinari Agostino, detto “Murola”.
Poi si ritenne che non fossero più così al sicuro e furono portate in un primo momento in un podere della parrocchia di Pieve Salutare, poi furono riposte nel solaio della casa di Antonio Sassi, nascoste all’interno di un muro … quindi impossibili da trovare!
C. S.: Anni dopo, quando gli parve il momento più opportuno, Antonio Sassi decise di disfarsi di quelle armi e distribuì i fucili a persone che li volevano acquistare e che pagarono una quota per poterli avere.
P. L.: Alla camera dei deputati fu presentata una interrogazione al Ministro degli Interni dal deputato di destra, onorevole Muratori, per sapere quali provvedimenti avesse preso il Governo in merito alla spedizione castrocarese. In quella seduta, essendo assente il capo del governo Francesco Crispi, che si trovava in Sicilia, rispose l’onorevole forlivese Alessandro Fortis con queste parole «Non si preoccupi onorevole della spedizione di Castrocaro, perché quelli non erano rivoluzionari, ma una comitiva di miei amici che andavano ad una partita di caccia!». 

[CONTINUA - La viabilità nel territorio di Castrocaro e Terra del Sole prima dell'Unità d'Italia]


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