Il Palazzo Pretorio - le Segrete

Le Segrete del Palazzo Pretorio o dei Commissari granducali

Le celle delle prigioni erano in numero di nove: sette “secrete”  situate a piano terra e nell’ammezzato dell’ala destra del Palazzo, e due “pubbliche” situate sotto il porticato sull’ala sinistra al lato dello scalone.

[per approfondire vedi anche Le segrete]

Nel corso del tempo le varie celle assunsero denominazioni diverse.
Dalla quantità degli "assoni", le panche conficcate ai muri di ogni cella fino a definizioni suggestive funzionali a identificarle per l'iter processuale o per la gestione stessa da parte del "Bargello delle segrete".
 
Al piano terra troviamo:
-    la “secreta terrena" o a "Capo di Scala, identificata anche come "segreta a 6 assoni" accessibile
dal porticato nell'ingresso che serviva per salire alla "scala segreta della chiocciola" a doppia elicoide;
-    la “secreta da basso" detta anche "il Cannone”, una delle celle più grandi e più capienti denominata per questo "segreta a 10 assoni"
-    la secreta detta “la Piana” o "segreta a 5 assoni" con accesso dallo spasseggio sul lato verso la "stalla e la cantina del Bargello". Nell'architrave di questa cella troviamo incisa la frase "Meso in sacreta per prova" definizione che si ritrova vergata in diversi atti processuali nei confronti di nuovi "imputati inquisiti" appena catturati e quindi imprigionati.

Sono queste celle luoghi molto umidi, dai documenti di archivio si rileva un ordine impartito al Commissario nel Dicembre dell’anno 1583, di allargare e strombare le finestre, di sterrare il pavimento e rivestire le volte al fine di sanare gli ambienti dall’umido. 


Le tre celle dell’ammezzato:
-    secreta detta “linferno” o "segreta a 8 assoni"; riceveva aria tramite una finestrella da uno "spasseggio" attiguo.
Dagli atti processuali si può presumere che questa cella venisse utilizzata per svogervi degli interrogatori "al buio", una sorta ante-litteram di "terzo grado", l'inquisito veniva messo in questa stanza completamente buia così da perdere il senso dell'orientamento e un funzionario dall'esterno (dallo spasseggio attiguo) lo sottoponeva a un insistente e continua sequela di domande affinchè dicesse la verità; non a caso nella parete interna in corrispondenza della finestra si ritrova la scritta "Dir la verità detta non volevano la dicessi". Nel tempo questa cella venne utilizzata anche come carcere di rigore;
 
  -    secreta detta “la camorcinao "segreta a 6 assoni", forse adibita nei primi anni come Cappella delle prigioni, infatti la parete di fondo è interamente decorata a tempera da una raffigurazione della Deposizione databile ai primi anni del ‘600. Nel  1622 la nuova Cappella venne ricavata tra l’appartamento del Commissario e quello del Bargello.
-    “secretone d’Alto", "secreta grande” o "segreta a 5 assoni".

Con accesso dalla scala a chiocciola a doppia elicoide:
-    secreta “la lumaca", detta anche "il paradiso” o "segreta a 7 assoni"; è questa una celle più suggestiva per le tante e varie iscrizioni e decorazioni presenti sulle pareti e sulla volta;
si presenta decorata da croci "dipinte" col nerofumo delle candele (una enorme croce è presente al centro della volta), da frasi graffite (a "monito" ma anche di tipo scurrile e blasfemo), da nomi di prigionieri, da disegni incisici di vario genere (stemmi, scene di vita all'aria aperta) e da tacche tracciate dai carcerati per la "conta dei giorni" a indicare il tempo ivi trascorso. Conserva in una delle pareti il panorama di un paesaggio tracciato a sanguigna, con case, chiesa, castelli e mura e un ponte su un ampio tratto d'acqua, forse il porto di Livorno dove venivano mandati al confino i condannati alla "galea", su di un lato del paesaggio sopra al disegno di un edificio pubblico (il Pretorio livornese?) la scritta "ricorda", ricorda che se non confessi i tuoi reati potresti essere condannato al confino a Livorno e imbarcato sulle "galee del granducato" a remare a vita, un ammonimento molto specifico riconducibile alla scritta che sovrasta la volta "non entrar qui per dir io non lo dirò che tu lo dirai voia tu o no" monito . Sulla parete opposta è disegnata a "sanguigna" una grande croce con gli strumenti del tormenti e sotto una "galea".

Sotto il porticato a destra dello scalone:
-    “Cameraccia pubblica o Prigione pubblica accanto alla scala”
-    “Carceri pubbliche delle Donne” adiacenti alla Cameraccia.

La distinzione tra carceri pubbliche e secrete era dovuta al fatto che le prime erano destinate ai detenuti per reati civili o di lieve entità, mentre le seconde erano occupate dai criminali. Quest’ultime hanno una superficie di tre metri quadrati, sono chiuse da una porta bassa e massicci di rovere internamente rivestita in ferro munita di un pesante chiavistello, e con uno spioncino centrale per i controlli. Le finestre a strombo o a “bocca di lupo” sono protette da una doppia inferriata a doppio snodo fissata a piombo, e da reti di ferro montate su telaio.

Tutte le celle sono strutturate con una volta a botte e sono intonacate.
Nel 1587 vennero provviste di palchetti di legno (a castello nelle carceri di maggiore cubatura)  e di sacconi ripieni di stoppa; questo per creare i giacigli per i carcerati, il cui tasso di malattie e mortalità era alquanto elevato proprio a causa delle situazioni disagevoli in cui versavano. Le carceri erano provviste di buglioli periodicamente vuotati.
Per coloro che non erano in grado di provvedere al proprio mantenimento, il vitto era costituito da pane e acqua e tali spese addossate alla comunità di provenienza del carcerato.


I militari di stanza a Terra del Sole venivano invece mandati a scontare le loro pene in una prigione posta vicino al posto di guardia del Castello del Capitano.



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